Mascali 1928


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L'eruzione

L'eruzione del 1928

L'eruzione

L'eruzione del 1928

L'eruzione del 1928

In età storica, innumerevoli colate laviche hanno minacciato i centri abitati che sorgono lungo le pendici dell’Etna. Ma solo in due occasioni, nel 1669 e nel 1928, hanno distrutto interamente delle città, dopo aver ricoperto ampie porzioni di fertile territorio.
Nel 1669 la colata lavica, fuoriuscita da una frattura apertasi nei pressi di Nicolosi, raggiunse in quattro mesi il mare danneggiando la città di Catania e seppellendo gli abitati di Malpasso, San Pietro Clarenza, Camporotondo, Mascalucia, S. Giovanni Galermo e Misterbianco.



Eruzione del 1669, affresco di Giacinto Platania, Cattedrale di Catania.




Nel 1928 una nuova frattura apertasi sul fianco orientale del vulcano a quota 1200 m. s.l.m generò una colata lavica fluidissima che in appena 18 giorni percorse ben 8 km e distrusse la città di Mascali ad eccezione del piccolo quartiere di Sant’Antonino, prima di fermarsi a pochi km. dalla costa.

Il confronto tra i dati delle due eruzioni mostra come in entrambi i casi le bocche effusive si siano aperte ad una quota relativamente bassa e come il fronte lavico, sebbene con tempi e modalità diverse abbia lambito o addirittura raggiunto il mare.




Eruzioni dell’Etna del 1669 e 1928 a confronto.



L’eruzione del 1928, oltre ad essere stata una delle più devastanti degli ultimi secoli, può vantare una serie di peculiarità che la rendono unica non solo per gli aspetti vulcanologici ma anche per le conseguenze sociali, economiche e comportamentali da essa determinate.

È certamente tra i primi eventi vulcanici documentato scientificamente in maniera dettagliata grazie alla presenza sull’ Etna di insigni vulcanologi italiani e stranieri, quali il prof Prof. Alessandro Malladra direttore del Regio Osservatorio Vesuviano ed il Prof. Gaetano Ponte, direttore dell’Osservatorio Etneo, il quale chiese ed ottenne dal Governo Italiano la disponibilità di un aeroplano per osservare costantemente l’evoluzione dei fenomeni eruttivi, rischiando addirittura di precipitare insieme al pilota.

E’ un esempio ante litteram di protezione di civile. Il Governo intervenne immediatamente per fronteggiare il pericolo evacuando la città prima che venisse investita dal fronte lavico e subito dopo ne organizzò la ricostruzione secondo i criteri dell’architettura contemporanea. La nuova città di Mascali, rappresenta un unicum nel panorama dell’urbanistica siciliana ed anticipa cronologicamente le più famose città di fondazione fascista dell’Agro Pontino nel Lazio.

Da non sottovalutare poi l’aspetto mediatico dell’evento. Le principali testate giornalistiche italiane e straniere pubblicarono, per tutto il mese di novembre, ampi resoconti sull’eruzione, suscitando nei lettori grandi emozioni ed apprensione per le sorti degli abitanti dei centri etnei. Gli operatori dell’Istituto L.U.C.E. di Roma (L’Unione Cinematografica Educativa) filmarono le fasi dell’eruzione, realizzando numerosi cinegiornali, (in bianco e nero e privi di sonoro), che proiettati nelle sale cinematografiche fecero conoscere al popolo italiano la forza inarrestabile del vulcano ma anche le capacità organizzative del governo fascista nel fronteggiare una catastrofe naturale.



Carta del versante Nord – Est dell’Etna


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